Al momento stai visualizzando Francesco Salis. Un maestro per la comunità

Francesco Salis. Un maestro per la comunità

Venerdì 22 marzo, alle ore 18, a Casa Cultura Neoneli si terrà la presentazione del libro “Francesco Salis. Un maestro per la comunità. Premio UNESCO 1967” (Iskra Edizioni, 2023) di Antonio Pinna, già preside dell’Istituto Statale d’Arte di Oristano e giornalista pubblicista. L’opera mette in evidenza la sua figura carismatica e innovatrice di animatore culturale e sociale, che si è curato,  a partire dal secondo dopoguerra in stretto collegamento con l’UNLA (Unione Nazionale Lotta contro l’Analfabetismo), per la lotta contro la piaga dell’analfabetismo.

Il centro del Montiferru in quel periodo era anche afflitto dal dramma dell’emigrazione di massa. La lucida consapevolezza di questo ostacolo da affrontare fu accompagnata da una nuova strategia: il sostegno alla cooperazione.“Fu chiaro che non potevamo limitarci o limitare il nostro scopo all’alfabetizzazione o all’animazione culturale” scrive Salis nell’intervista al Corriere dell’UNESCO dell’aprile 1968. Con questa nuova strategia, a  partire dal progetto OECE-Sardegna (1958-62)  su mastru (conosciuto in paese con questo appellativo), con l’aiuto dei suoi collaboratori ha stimolato lo sviluppo della comunità, partecipando alla creazione della prima società cooperativa di tessitrici in Sardegna e di altre coop. Il suo modello di educazione permanente ha attirato  l’attenzione dell’UNLA con la destinazione di gran parte del Premio Feltrinelli (1959) per l’acquisto della casa nobiliare di donna Roffella Massidda, attuale sede del Centro di cultura popolare UNLA e del Museo della Tecnologia Contadina. Il Centro di cultura lussurgese, nel 1966,  diventa un modello internazionale per i programmi sperimentali di educazione permanente di molti Paesi in via di sviluppo in Africa e America Latina. L’UNESCO gli attribuisce nell’aprile del 1967 a Parigi il Premio internazionale dello Scià di Persia. In occasione della manifestazione celebrativa della Giornata Mondiale dell’alfabetizzazione a Roma, nello stesso anno, il ministro della Pubblica Istruzione Luigi Gui lo cita per questo riconoscimento “per la sua azione intelligente e riuscita a favore degli adulti”.

Studioso della storia e della cultura locale, ha progettato e realizzato con i suoi collaboratori il Museo della Tecnologia Contadina che documenta gli strumenti di lavoro dei contadini, dei pastori e degli artigiani lussurgesi prima del crollo della società agropastorale. Dopo un’esposizione temporanea nel 1976 diventerà il primo museo etnografico della nostra isola, riscuotendo l’ammirazione di alcuni docenti universitari, tra cui il prof. Giulio Angioni. Il museo, non  solo una raccolta e un’esposizione etnografica, è un racconto della storia della comunità lussurgese attraverso gli oggetti. “Gli oggetti diventano parlanti”  attraverso la narrazione empatica del maestro Salis. Il libro illustra la ricca e forte personalità de su mastru che è stato un ponte, un tessitore “della fusione delle due culture”, quella orale e quella scritta, quella dei subalterni e quella dei dotti.

L’autore dialoga con Antoni Nàtziu Garau, giornalista esperto di lingua sarda, nonché operatore de “S’isportellu de sa limba sarda de S’Unione de sos Comunes de Barigadu”.