È la primavera del 1946 e per la prima volta in Italia le donne hanno accesso all’elettorato attivo e passivo. Dieci in quell’anno diventarono sindache, due di queste in Sardegna: Margherita Sanna, maestra antifascista, a Orune e Ninetta Bartoli a Borutta.
Corporatura esile e piglio deciso, in 12 anni di mandato amministrativo Ninetta Bartoli trasforma il suo paese: costruisce l’acquedotto e il sistema fognario, fa arrivare la corrente elettrica, realizza asili e scuole affinché le mamme possano lavorare. E restituisce l’antico splendore al monastero di San Pietro di Sorres.
Ma la storia di Ninetta Bartoli è la storia di una rivoluzione del linguaggio prima ancora che delle opere, che merita di essere contestualizzata e raccontata.
Ne discuteremo venerdì, 12 aprile, alle ore 18 a Casa Cultura, insieme a Maria Doloretta Lai e Adriana Cocco dell’Istituto di Studi e Ricerche Camillo Bellieni di Sassari.
L’appuntamento rientra nell’ambito della rassegna “Sardi/e Illustri”, dedicata agli uomini e alle donne che hanno fatto e continuano a fare la storia della Sardegna. Nei precedenti incontri erano state presentare le storie di Antonio Gramsci per voce di Giuseppe Manias, di Mariano IV d’Arborea a cura di Mario Sanna, di Grazia Deledda con Dino Manca.
